CALCIO – il portiere: un ruolo delicato e determinante.


Spesso snobbato dai bimbi alle prese con i primi calci al pallone, il ruolo del portiere è invece il più importante per l’equilibrio della squadra, non solo dal punto di vista tattico, ma soprattutto in riferimento all’importante ruolo che il numero 1 tra i pali svolge nel funzionamento del gruppo.


Fare il portiere nel calcio è una vocazione che richiede numerosi requisiti, fisici, tattici e psicologici. Il portiere è investito di una serie di funzioni e responsabilità che difficilmente si richiedono a giocatori impegnati in altri ruoli ed ai quali sono affidati altri compiti nella tattica di gioco.

Il portiere è il più esposto ai rischi che derivano dagli eventi di gioco ed anche il più interessato dagli errori commessi dai compagni di squadra; il portiere presidia la porta ma anche l’intera difesa ed è tenuto a dirigerla trasmettendo ai suoi compagni le indicazioni necessarie al miglior funzionamento del reparto. Deve trasmettere solidità all’intera squadra, consapevole del fatto che gli errori della squadra ricadranno immediatamente su di lui, mentre i suoi errori saranno irreparabili.

Qualità tecniche, doti mentali e caratteriali, personalità autorevole e vocazione da leader, nervi saldi, concentrazione, tranquillità difensiva, massima reattività; sono queste le caratteristiche che distinguono un qualsiasi giocatore di calcio da un portiere ed un portiere mediocre da un grande portiere.

Come formare al meglio la personalità di un futuro numero 1?


Si praticano, fin dai primi anni, tecniche di rilassamento, come il training autogeno, che permettono di stabilire la migliore connessione tra la mente ed il corpo; tecniche come il self-talk (dialogo interno) hanno la stessa efficacia dell’uso dei guanti perché migliorano i tempi di reazione-attivazione dal punto di vista psico-fisico. Si tratta di tecniche che sono orientate al miglioramento dell’approccio mentale e della consapevolezza nel controllo di certi meccanismi.

Gianluigi Buffon, da diversi anni, è considerato uno dei migliori portieri al mondo; ma cosa lo distingue dagli altri portieri al suo stesso livello nel calcio professionistico?

Sicuramente le sue doti tecniche; una grande tranquillità, serenità ed autocontrollo. Quindi una evidente concentrazione.
Aspetti che danno ai suoi movimenti, ai suoi interventi, una parvenza di semplicità e di naturalezza che non devono essere confuse con spregiudicatezza e spensieratezza.

Il risultato di un duro lavoro del Gigi nazionale in allenamento e nella vita.

Le dinamiche di gruppo, concetto da non limitare agli 11 della squadra, ma estendere a tutte le persone che partecipano alla crescita di un team, rivestono altresì un ruolo determinante per l’esito positivo del lavoro psico-fisico che si richiede ad un portiere.

Il suo ruolo in squadra deve essere costruito, protetto e garantito dall’allenatore, dai compagni, dai dirigenti, dai collaboratori.
Questo aiuta il giovane portiere ad avere fiducia nei propri mezzi anche di fronte ai normali episodi di gioco che metteranno tragicamente in risalto i suoi errori e le sue mancanze.

Tra queste figure, l’allenatore dovrà essere quello più coinvolto in questo progetto. La figura principale per lo sviluppo dela fiducia del portiere in se stesso anche nei momenti più difficili segnati dalle sconfitte, dagli errori, dai gol subiti troppo facilmente. Il ruolo del portiere dovrà essere difeso e confermato ad oltranza; il suo ruolo garantito e presidiato.
E’ questa la migliore strategia per combattere i momenti più difficili che inevitabilmente investiranno la carriera di un portiere, dalle giovanili al calcio professionistico: ed è anche questo il motivo per cui, tutti i calciatori impegnati in altri ruoli possono essere normalmente sostituiti per esigenze tecniche, tattiche e fisiche, ma mai e poi mai si dovrà sostituire un portiere minando la sua fiducia, la sua consapevolezza, la sua autostima.

“L’equilibrio del portiere è esposto a eventi estremi, dalla gioia per un rigore parato, all’amarezza per una leggerezza. Nel rigore, l’estremo difensore è “solo”, ma se ha praticato il mental training con dedizione, potrà contare sulla fiducia in se stesso e avrà la stima dei compagni, alimentando così le migliori condizioni psichiche che gli permetteranno di affrontare da campione gli eventi della sua vita sportiva”.
(Aldo Zerbini, psicologo dello sport).

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